Baltimore Ferry


« C’era una donna, su a Baltimora. »

L’uomo col cappello aveva una voce sgradevole. Sentirlo parlare era come ascoltare mille cocci di vetro schiacciati da uno stivale pesante, di quelli in uso presso i reggimenti di cavalleria.

« Di mestiere faceva la puttana », continuò, sempre tenendo il volto nascosto dalla tesa larga del suo copricapo vistoso. « Mica come quelle che ci sono qui da noi, eh. No, lei era di tutt’altra pasta. Fuori dalla sua porta facevano la fila i pezzi grossi: politici, militari, mercanti di spezie, nobili inglesi. »

Nella sala era calato un silenzio di tomba, assorto. Quando c’era da ascoltare una bella storia laggiù sapevano star composti: chi fiatava rischiava di beccarsi una pallottola in fronte. Qualcuno si sporgeva in avanti sul tavolo facendo scricchiolare le assi del pavimento e subito lo fulminavano almeno quattro, se non cinque sguardi furibondi. Persino i bevitori al bancone se ne stavano lì, inebetiti, col bicchiere a mezza via sospeso tra un sorso e l’altro.

L’uomo col cappello inclinò la testa verso il suo vicino, e per un attimo si intravide il barlume di un occhio azzurro come il ghiaccio del fottuto Alaska.

« E, potrei scommetterci le palle, nel retrobottega pure qualche alto prelato aspettava il suo turno, diligente come uno scolaretto. »

Rise, gracchiante corvo infame. E tutti gli vennero dietro, perché quando l’uomo col cappello faceva una battuta a te conveniva ridere di gusto. Fino alle lacrime, se necessario. Oppure a piangere sarebbe stata la tua vedova, aye. Poco ma sicuro.

« Dicevo, c’era questa donna. La chiamavano Mary Sue. Capelli rossi che erano onde di fuoco, pelle liscia come quella di un lattante e due tette da perderci la testa. »

Rafforzò quel suo argomento con un convinto gesto delle mani in corrispondenza del petto. Altre risate, qualche cenno d’intesa tra i masnadieri. Molti dei presenti non vedevano una donna da almeno tre estati.

« A Mary Sue un bel giorno viene in mente quest’idea balzana di prendere il traghetto per Norfolk, e andare a trovare sua sorella dall’altra parte della baia. Così raduna le sue cose e sale sulla bagnarola della sera, quella che fa la traversata nottetempo. »

« I traghetti della Steam Packet Company, sì. Ci lavora mio cugino. »

Il tizio che aveva interrotto la storia era nuovo in città, ma forse si sarebbe trattenuto a lungo dalle parti del cimitero. Lo guardarono tutti con ben poca invidia. L’uomo col cappello tamburellò due volte col dito sul tavolo da poker, indicò colui che si era intromesso nel suo racconto e, con gran sorpresa di tutti i presenti, annuì sorridente.

« Proprio così, straniero. Si imbarcò su una nave della Steam Packet Company per raggiungere la sua amata sorellina. Quello che però Mary Sue non sapeva, e non poteva saperlo perché faceva la puttana, era che sulla sua stessa barca si trovavano alcuni loschi ceffi venuti da molto, molto lontano: la banda di Smiling Robey al completo, direttamente dalle assolate terre del Texas. »

Tre uomini si fecero il segno della croce, altri annuirono e due trangugiarono whiskey come fosse acqua piovana.

« Siate benedetti, fratelli. Ora, la voce della presenza di Smiling Robey in città si era diffusa in fretta. A Baltimora non vola una mosca senza che si sappia in giro, beninteso. Jonnyboy lo sa, che è così. Lui laggiù ci è nato e cresciuto. Dico il vero, Jonnyboy? »

Il ragazzetto, fermo in un angolo con ancora in mano la ramazza, fece cenno affermativo con la testa così violentemente che per poco non gli si staccò dal collo esile. Sorrideva inebetito, perché era un po’ tocco – gli mancavano due o tre mercoledì, per così dire – ma potete star certi che a nessuno, e dico nessuno, era mai venuto in mente di tirargli qualche scherzo. Anzi, gli volevano un gran bene ed era rispettato da tutta la città: magro come un chiodo, tanto che con gli abiti da garzone addosso pareva un dannato spaventapasseri, quel Jonny lavorava come un mulo.

« Ecco qua, ve lo dicevo. Io non conto mica balle. Però voi direte: se girava voce, possibile che Mary Sue non sapesse di Smiling Robey e dei suoi? Certo che no! Era stata così impegnata a farsi sbattere per tutto il giorno, che la cosa doveva esserle sfuggita gioco forza. Perciò eccola lì, la nostra povera meretrice indifesa, su un battello pieno per metà di criminali e per l’altra metà di poliziotti in borghese che a quei signori texani volevano fargli la pelle. Non era la sola, ovviamente: a tenerle compagnia c’erano intere famiglie di disperati, i lavoratori di ritorno a casa dopo una giornata di fatiche, e qualche negro di quelli a cui la libertà ha dato alla testa. »

Altre risate, tra cenni di assenso e borbottii. Il vecchio Jebediah sputò per terra. Per lui la faccenda era ancora una ferita aperta; a causa dei negri aveva combattuto una guerra, e quella maledetta guerra l’aveva persa.

« La prima metà della traversata se ne va via tranquilla. Liscia come l’olio. Gli sbirri volevano essere certi di beccare Smiley in trappola, senza vie di fuga. Gli avevano organizzato proprio una bella festa a sorpresa, parola mia. E mentre Mary dormiva della grossa su una panca del ponte superiore, con la brezza marina che le scivolava sulla pelle perfetta, quelli si mettevano tutti in posizione per far partire i fuochi d’artificio. »

Scosse la testa, come sconsolato, ma con un sorrisetto da figlio di buona donna: « Non se lo immaginava certo, che allo scoccare della mezzanotte si sarebbe scatenato l’inferno. »

E a quelle parole butto giù un sorso di bourbon scadente da quattro soldi, che era il suo preferito, ma anche la peggior cosa che si poteva bere nel raggio di cento miglia da lì. In parecchi lo imitarono, approfittando della piccola pausa per confabulare ipotesi su cosa fosse successo. Qualcuno si ricordava del traghetto di Baltimora, ma nessuno – e dico: nessuno – dei presenti conosceva la storia per intero. Solo uno, un tale che aveva dei terreni in Florida, si domandò come facesse l’uomo col cappello a sapere tutti quei dettagli. Ma non diede voce a quei pensieri, e forse fu meglio così. Ché quei terreni giù in Florida non si sarebbero certo coltivati da soli.

« La polveriera è scoppiata un po’ per caso, a dirla tutta. Tre degli uomini di Smiling Robey stavano salendo le scale per andare su a fumare un sigaro e guardare il mare, loro che al massimo avevano visto un rigagnolo texano. Giunti in cima però i masnadieri si rendono conto che qualcosa non va. Troppa calma. Troppo silenzio. Allora fanno per tornare di sotto, a dare l’allarme, ma non fanno nemmeno mezzo gradino che parte il primo proiettile. A cui fanno seguito molti, molti altri. Smiling Robey sente gli spari e corre a dar manforte ai suoi insieme al resto della banda. I poliziotti si radunano sul ponte e fanno quel che possono per sparare solo ai brutti ceffi. »

Per meglio far intendere quella scena al suo pubblico di deficienti, l’uomo col cappello prese ad armeggiare con le fiches sul tavolo da poker – con buona pace dei suoi avversari, ammutoliti – schierando quelle blu da una parte, e quelle verdi dall’altra.

Quindi ne prese una rossa e la mise esattamente tra le due schiere.

« Immaginate lo spavento, per Mary Sue, che viene svegliata da una pistolettata appresso all’altra e si ritrova nel mezzo di una fottuta sparatoria. Non era certo abituata a farsi prendere da due lati così, in quel modo! »

Rise ancora, mostro senza cuore. Il coro di pecoroni diligenti lo seguì a ruota, com’era prevedibile.

« La ragazza si butta d’istinto giù dalla panca su cui stava, per ripararsi dalle pallottole che intanto volano dappertutto » riprese, quando ebbe finito di sghignazzare. « Nel frattempo si scatena un putiferio: urla, gente che corre di qua e di là, finché non iniziano a cadere a terra i primi disgraziati. Uno dei texani si becca un calibro 45 in piena faccia, così: » aprì i pugni simulando con le dita un’esplosione di cervella.

« E a lui è pure andata bene, aye. Nel giro di qualche minuto tre piedipiatti finiscono per ingombrare il ponte superiore a faccia in giù, ma mica morti, no: con del piombo nelle budella, a crepare lentamente come quel bastardo di Padre Rudolph. Che riposi in pace. »

Alcuni mormorarono. Altri si limitarono a cenni di assenso. Un vecchio cercatore d’oro si segnò, poi si baciò le nocche e invocò l’uomo Gesù.

« Amen! » gracchiò l’uomo col cappello, anche se non metteva piede in chiesa da quando aveva condannato il pastore. « Ma sentite qua, che adesso arriva la parte divertente! Il traghetto è ormai una bara che galleggia, e gli sbirri, che non si aspettavano certo una risposta così celere al fuoco, presto o tardi vanno tutti al Creatore. Così Smiley e i suoi prendono possesso della nave, ammazzano tutti quelli che trovano, capitano incluso, e si mettono a discutere sul da farsi senza nemmeno star lì a piangere i loro morti. Ché tanto ai balordi di quella risma non importa un fico secco l’uno dell’altro. »

« Sì, ma Mary? Che fine ha fatto la troia? »

Decine di volti si girarono insieme nella stessa direzione, manco a volersi mettere d’accordo. L’uomo col cappello alzò lo sguardo spazientito. Un lampo argenteo seguito dal tuono inconfondibile di un revolver sancì la fine delle interruzioni. E mentre il garzone del mugnaio si accasciava sul tavolo come una foglia morta in un lago di sangue, gli altri tornarono a concentrare serenamente la propria attenzione sull’oratore, killer, e forse pure figlio del demonio.

« Di questi tempi ai giovani manca proprio l’educazione, cazzo », predicò con la pistola ancora fumante in mano, prima di poggiarla davanti a sé sul tavolo da gioco, in bella mostra.

« Dov’ero rimasto? Ah sì, Mary Sue. La nostra amica si trova faccia a faccia con un cadavere già a metà della faccenda, ma sta zitta. Sta ferma. Non fiata. Lei sì che aveva buon senso, dopotutto. La ragazza sapeva stare al mondo! Insomma, Mary aspetta cheta cheta che la festicciola finisca, quindi fa ciò che qualsiasi persona sveglia avrebbe fatto: scappa sottocoperta a cercare un nascondiglio migliore. »

Mosse due dita in aria come per dire “andiamo oltre”, quasi a voler velocizzare il suo stesso racconto.

« Trova uno sgabuzzino e ci si infila, ma lo spazio è già mezzo occupato da un branco di ratti neri, di razza africana. I poveracci la guardano storto, poi però si convincono che è meglio stare stretti appiccicati a un simile fiorellino piuttosto che no. Chiamateli stupidi, se volete! Ahr! »

La mano dell’uomo col cappello batté due volte sul tavolo da poker, facendo saltare le fiches da tutte le parti e obbligando la pistola ad un sobbalzo pericoloso. A quei suoni seguirono altre risate, e altri tonfi ancora: un frastuono hillbilly a cappella, senza ritmo né anima.

« A un certo punto, davanti al loro covo vedono passare gli uomini di Smiling Robey e – sorpresa delle sorprese! – stanno confabulando con uno sbirro. »

Pausa, mormorii di sorpresa, mezzaluna di denti brillanti dell’infido oratore.

« Salta fuori che questo sottotenente o maresciallo vattelapesca si è messo in combutta con Smiley, ha venduto i suoi compari e mandato in vacca l’imboscata. Se i masnadieri sono riusciti a farla franca perciò lo devono solo a lui, ma la gratitudine non è fra i pregi dei texani mi pare. Infatti, proprio sotto gli occhi dei negri e di Mary, allo sbirro traditore arriva una palla di piombo sulla nuca, e finisce a far compagnia ai pesci prima che il sole sorga sulla baia, maledetto sia. »

Di fronte a lui c’era ancora un bicchiere sporco, unto e ormai vuoto. Si limitò a farlo tintinnare con un colpo dell’indice sinistro, e subito il taverniere si fece avanti portando una bottiglia impolverata dentro cui ballava ambra liquida. Mentre ne versava il contenuto, l’uomo col cappello gliela strappò di mano per tracannare un sorso direttamente dal collo in vetro.

« Frattanto che sentono questi discorsi, i nostri capiscono anche di avere le ore contate. Smiling Robey non porterà le sue chiappe a Norfolk sapendo quel che sa: i cari tutori della legge lo aspettano all’attracco, sicuro come il sole che sorge al mattino. C’è da far qualcosa, e alla nostra Mary Sue viene in mente un’idea. Ne parla ai suoi nuovi amichetti scuri, che si dicono d’accordo. »

Un fruscio lo costrinse ad interrompersi ancora una volta. Il barlume di pazienza che aveva mostrato finora scomparve da sotto il cappello, però l’uomo strinse i denti quando si rese conto che Jonny stava semplicemente armeggiando col cadavere del tizio a cui lui aveva sparato poc’anzi, per spostarlo da lì. Perché stava insozzando il locale col sangue, e a Jonny avevano ordinato di tenerlo pulito, quel fottuto saloon. Seguirono attimi di silenzio imbarazzato, in cui il ragazzo fece del suo meglio per risolvere la questione, senza successo.

« Non statevene lì impalati, babbei! Aiutatelo! », berciò rabbioso. Manco a dirlo, quelli obbedirono subito.

Una volta sbrigata la faccenda del cadavere, Jonny andò a prendere un secchio e uno straccio per pulire il pavimento. Silenzioso come un’ombra si mise al lavoro e l’uomo col cappello poté riprendere il suo monologo.

« Dunque, dicevo: appena i banditi si levano dalle palle, Mary esce allo scoperto e, già che c’è, si scopre pure un po’ anche lei. Strappa la gonna, rassetta il corpetto. Con le gambe belle in vista e le tette alla ribalta, si prepara a recitare la sua parte: quando i banditi tornano a pattugliare sottocoperta lei si fa trovare così, indifesa, appetitosa e invitante. Quelli, che pure hanno l’ordine di sparare a vista per ripulire la nave dai civili, ovviamente si lasciano ingolosire. “Che spreco” pensano, “ammazzare un bel bocconcino come questo, senza prima averlo assaggiato”. Poveri stronzi! » stridette, rauco. « Appena usciti dall’imboscata degli sbirri, cascano nella rete di una tenera fanciulla! »

Grasse risate, alcool di traverso per gole aride e cuori ipocriti.

« Finisce che i nerboruti figli d’Africa li colgono – letteralmente – con le brache calate, e gli danno una bella ripassata. Stesi i balordi, Mary e i suoi li alleggeriscono dal peso ingombrante di qualche carabina e rivoltella. Lei ha dovuto sparare pochi colpi in vita sua, eppure sa cavarsela; quegli altri invece erano operai, sì, ma prima ancora avevano una predilezione per le giubbe di colore blu. »

Roche bestemmie da far rivoltare il diavolo, altra sequela di sputi per terra; alla gente di quella contrada non andavano affatto giù certe storie, si sarebbe detto. E forse il cantastorie lo sapeva, perciò li provocava apposta. Dal suo ghigno malsano si intravedeva infatti una certa goduria.

« Mary pensa di usare lo stesso trucchetto con quelli che stanno al timone, Smiling Robey compreso. Stavolta però i suoi compari si appostano, armati di tutto punto, per crivellare i texani come Iddio comanda. Comincia a piovere, e la pioggia si mischia al sangue sulle assi del ponte superiore, che diventa viscido. Scivoloso. Non il palcoscenico perfetto per un gran finale, direi. Purtroppo però le storie finiscono bene solo nei racconti per bambini, e difatti a Mary lo stratagemma non riesce una seconda volta. Quando Smiley vede quel bendiddio sul ponte si insospettisce, così le intima di alzare le mani bene in vista. Lei si rifiuta. Parte un colpo, forse dai negri che si erano impauriti. »

Strinse la testa nelle spalle con un gesto stranamente umano, stranamente normale. Aveva una strana luce negli occhi, seminascosti dal solito cappello; una luce di triste, amara consapevolezza.

« La banda risponde al fuoco con furore, convinti che ci siano ancora sbirri a bordo. Due dei negri nordisti cadono stecchiti, al che Mary Sue tira le redini ancora una volta – che donna, ragazzi miei! che donna! – e prende ben bene la mira: BANG!!! »

Simulò lo sparo con due dita della mano, facendo sussultare più di un ubriacone.

« Spara dritta dritta a una lanterna del ponte di comando, una stanzina piccola e gremita di anime nere. C’è tanto legno asciutto, là dentro, che prende fuoco all’istante. I balordi, ormai chiusi tra l’incendio e le pistolettate, fanno la fine dei topi. O delle anatre alla domenica, vedete voi. »

L’uomo col cappello si concesse un altro sorso di veleno ambrato, a sancire la fine delle ostilità. Calò un silenzio ottuso, di quelli in cui vorresti alzare la mano per dire qualcosa o chiedere spiegazioni ma hai una paura fottuta di passare per idiota.

Fortuna che c’era Jonny, a cui questi pensieri non passavano mai per l’anticamera del cervello: « E poi? Cos’è che è successo? »

Bonariamente, il narratore toccò la tesa del suo enorme cappello e annuì. Sì, avrebbe continuato la storia fino all’ultimo brandello.

« Poi la pioggia doma l’incendio e le onde fanno il resto, portando la bagnarola alla deriva. Arrivano i rimorchiatori, che lo trascinano pigramente a destinazione. Mary scende dal battello all’alba insieme ai suoi nuovi compari, disarmata e stanca. Ma quando i piedipiatti di Norfolk si fanno avanti mica vogliono ringraziare lei e i due negri rimasti, oh no. La prendono su in malo modo e le cacciano i polsi dentro un bel paio di manette! L’accusa è di sovversione, incendio, omicidio plurimo. Agli sbirri va bene qualsiasi cosa pur di non far figuracce, pur di non passare per gli incapaci che hanno lasciato il lavoro sporco a una puttana e un manipolo di negri. »

Scosse la testa: « Certo, lei lo dice, che si è solo difesa. Che ha fatto di tutto per sopravvivere. I negri, poveri diavoli, testimoniano subito a suo favore, però anche se sono titolati di guerra nessuno gli crede. Anzi passano pure loro per colpevoli. Mary piange, si dispera. Ma finisce in gattabuia, volente o nolente. E ci resterà finché campa, perché la vita è ingiusta, amici miei! La vita è un cesso dalle pareti lorde che nessuno di noi vuole pulire. », annunciò infine, scoprendo il viso deturpato dalle fiamme per metà.

L’uomo col cappello aveva un occhio di ghiaccio e uno bianco sporco, come morto. La sua faccia era un arido deserto crespo. Lo attraversava come un canyon solo quell’inconfondibile sorriso bieco che gli era valso un soprannome in grado di terrorizzare mezzo Texas e oltre. Fino a Baltimora, fino a una nuotata salvatrice nelle acque fredde di una baia immersa nell’oscurità.

« Potete fidarvi, ve lo dice lo zio Robey. »

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Short story: American Resurrection

This is a short story I wrote a long time ago, inspired by the song “Inception” by Ad Vitam. I’d like to say thanks and dedicate this to them (especially to my bro, Mattia).

Any feedback, either positive or negative, would be very appreciated.

Enjoy.

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Unplaced: Don’t Look Sea in the Eyes

« What is that you fear, woman? » The captain was asking questions like a teacher during a lecture. Sharp and direct, already knowing the answers.

« …y–you » her voice was trembling, unsure. Her eyes low, full of promised tears.

« Me? Do you fear me? »

A laughter erupted from the surroundings, as his crew accompanied his moment of amusement. He did even perform a shocked, impressed expression for such a crowded audience. When the sound of laughs faded, only the ocean lapping on the keel remained. It was relaxing and frightening, at the same time.

« And why is it so, may I ask? » On his face, behind the beard and the sickly teeth, a glimpse of curiosity emerged. But his glare was that of a ravenous beast awaiting for the right moment to strike a defenseless prey. « Could it be…because I hold a gun? »

To underline that thought, he pulled back the hammer – an unmistakable sound, a click! followed that gesture – and pointed the weapon to her forehead. She repressed a scream, but could not avoid a little sigh. Closing eyes, her thoughts were probably for a higher power, seeking for salvation. But that was hell, and no God had any power there. Except him.

« Or maybe it is because of my reputation. » Many men nodded, grinned, and some even applauded. It was a triumph of self-congratulation through the condescending bodies of almost-mindless slaves. Too afraid to contradict the man, too weak to stand up against his fame.

« Might be ‘cause she’s naked, cap’n » a voice brayed. More laughter, including the captain’s.

« Bright observation, mister Morrison. That could be a reason, yeah. Rape is a strong deterrent for women, they say. I bet it could drive a poor soul mad, but here we’re discussing fear— » he stopped behind the girl, putting the gun between her blonde hair made stringy by saltiness and humidity. « -and fear is not about being afraid of the immediate future. It’s about not knowing what hides in the days far ahead. If there are days ahead. »